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vanìglia

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vaniglia


vanìglia (meno com. nell’uso corrente, ma più corretto etimologicamente, vainìglia) s. f. [dallo spagn. vainilla (da cui anche il nome lat. scient. del genere Vanilla), dim. di vaina «baccello», propr. «vagina, guaina», per la forma del frutto]. – 1. a. Pianta rampicante delle orchidacee (Vanilla planifolia), originaria dell’America tropicale, dal Messico alla Florida merid., con fusto cilindrico, foglie alterne, ellittiche, fiori bianco-giallicci con sfumature verdastre; i frutti cilindrici (detti impropriam. baccelli), lunghi una ventina di centimetri, sono inodori all’inizio e solo dopo un anno circa dalla loro formazione emanano il loro caratteristico profumo, dovuto al formarsi, per reazione enzimatica, della vanillina. Nei paesi d’origine l’impollinazione avviene in modo naturale ad opera di pronubi indigeni, mentre nei nuovi paesi dove è stata introdotta per attività colturali l’impollinazione deve essere eseguita manualmente; i frutti raggiungono le dimensioni definitive una trentina di giorni dopo l’impollinazione, ma la raccolta va fatta quando, dopo circa un anno, hanno assunto un colore bruno nerastro. b. Nell’uso com., il frutto della vaniglia, usato nell’industria dolciaria, in liquoreria e in profumeria; l’essenza che se ne ricava; la vanillina: una bustina di vaniglia. 2. Pianta del genere eliotropio (Heliotropium peruvianum), coltivata nei giardini per il delicato profumo dei fiori. 3. Vaniglia d’inverno (anche vaniglione), erba rizomatosa delle composite tubuliflore (Petasites fragrans), che cresce nei luoghi umidi ed è coltivata nei giardini della regione mediterranea. 4. Arancio v. (o arancio vaniglino o maltese), varietà d’arancio con frutto dolce ma piuttosto insipido (arancia v. o vaniglina), privo di semi, con leggero odore di vaniglia.

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