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SEMIRAMIDE

di Giuseppe Furlani - Enciclopedia Italiana (1936)
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SEMIRAMIDE

Giuseppe Furlani

. Varî scrittori greci e latini dànno il nome di Semiramis ad una presunta regina assira, la quale tra l'altro avrebbe fondato l'impero assiro e la città di Babele. Tra gli scrittori greci Erodoto e Diodoro, il quale attinge a Ctesia, ci dànno le versioni più lunghe e circostanziate della leggenda di S., mentre altri autori ci fanno conoscere ancora altri tratti di essa. Beroso però, il quale conosceva molto bene la storia tanto della Babilonia quanto dell'Assiria, tacciò di leggendario tutto ciò che gli autori greci scrissero della famosa regina, la cui figura è di fatto quasi del tutto leggendaria e può essere confrontata utilmente con quella di Sardanapalo, del quale i Greci narrarono parimente molte storie che rappresentano in fondo quasi tutto ciò che essi sapevano della storia e della civiltà dell'Assiria e della Babilonia.

Narra dunque Ctesia presso Diodoro (II, 4 segg.) che S. era la figlia della Dea Siria (Derceto), la quale la espose nel deserto per farla perire. Ma nel deserto la bambina è nutrita da colombe, le quali le arrecano latte e formaggio, ed infine è trovata da un pastore di nome Simmas, il quale la prende con sé e la alleva. Fatta grande, prende in marito un certo Onnes, consigliere di Nino, re di Assiria, al quale dà due figli. Ella è una donna molto forte e combattiva e prende parte all'assedio di Battra. Ella attira l'attenzione del re Nino il quale la desidera in moglie. Suo marito Onnes s' impicca, ed ella diventa la moglie del re, cui partorisce un figlio di nome Ninyas. Il re intraprende una campagna in Media e la conduce con sé. Ma venuto Nino a morte, S. ascende il trono regale di Assiria e in segno di devozione a suo marito gli fa erigere un grandioso monumento funerario. Inoltre fa costruire un grande ponte sull'Eufrate, poi devia il fiume, erige un tempio di Belos, fa piantare un parco sul monte Bagistanon. La sua vita è però anche piena di dissolutezza e lascivia, vizî ai quali si abbandona insieme con una grande quantità di suoi amanti che ella suole poi far uccidere. S. ha fatto costruire importanti edifici, come il palazzo di Ecbatana; ha fatto scavare una galleria attraverso l'Oronte; ha fatto costruire una strada sul monte Zagros; ha intrapreso una campagna militare contro Stabrobates in India, campagna che non ha avuto però buon esito per le armi della regina, poiché le sue truppe furono battute sull'Indo. Ctesia narra ancora che suo figlio Ninyas aveva ordito un complotto contro di lei, ma che fu scoperto a tempo e che S. gli concesse il suo perdono. Dopo di che la regina si uccise. Altri invece narrano che ella fu cambiata in una colomba (in assiro summatu vale colomba). La leggenda attribuiva inoltre alla regina la fondazione della città di Babele e l'erezione dei cosiddetti giardini pensili di questa città, famosi in tutta l'antichità. Qualche autore narra ancora che S. fondò gli antichi templi della Siria. Una delle porte di Babele avrebbe portato il nome di Porta di S. (Erodoto, III, 155). Il muro che Nabucodonosor fece erigere a settentrione di Babele dall'Eufrate al Tigri era noto sotto il nome di Muro di S. (Strabone, II,1, 26). La città di Van (Wān) porta in armeno il nome di Città di S. e un canale non molto distante è chiamato Fiume di S. Perciò Strabone afferma con ragione che in parecchie località dell'Asia molti edifici sono attribuiti alla regina leggendaria. Col tempo nell'Asia occidentale antica furono attribuiti a S. quasi tutti gli edifici, ponti, canali, ecc., più importanti. Persino in Occidente, a Treviri, un'iscrizione attribuisce la fondazione della città alla famosa regina assira.

Una leggenda un po' diversa è narrata da Ateneo presso Diodoro. Secondo lui S. era stata una cortigiana senza rinomanza alcuna, la quale però per la sua grande bellezza fu assunta dal re Nino quale regina. Ella chiese un giorno al re suo marito di abbandonarle per soli cinque giorni il regno. Messasi d'accordo con i principi del regno, S. abusò del potere concessole dal marito e uccise il re assumendo definitivamente il potere in proprie mani. Nicola di Damasco narra che i figli del primo matrimonio della regina cercarono di precipitarla da un'alta montagna, ma il loro piano fu scoperto.

Nella leggenda di S. qualche tratto potrebbe riecheggiare fatti storici. Sull'Assiria e sulla Babilonia non ha mai regnato una regina di tal nome, ma alcune iscrizioni assire in caratteri cuneiformi confermano che il nome di Shammuramat "Shammu è sublime", era portato dalla moglie del re assiro Shamshi-Adad V, che regnò dall'anno 823 all'anno 810, la quale fu madre di Adad-nirāri III, 805-782. Poiché alla morte di suo marito il successore al trono or ora menzionato non era, causa la sua tenera età, ancora in grado di regnare, essa assunse quale reggente le redini del governo e regnò quindi sull'Assiria dall'anno 809 all'806. Il nome di S. suona così simile a quello di Shammuramat (secondo la pronuncia assira Sammuramat) da indurci a ritenere che la leggenda rispecchi nel suo nocciolo storico proprio la figura di questa reggente e per pochi anni anche regina dell'Assiria, la quale deve avere esercitato una certa azione politica anche durante i primi anni del regno di suo figlio Adad-nirāri. Attorno alla figura di Shammuramat, che deve essere stata una donna di grande capacità e di alto sentire, si cristallizzarono col tempo molte di quelle notizie, spesso del tutto deformate e maliziosamente alterate, sull'Assiria e sulla Babilonia che erano penetrate presso i Greci e che gli scrittori stessi poi combinarono o che si fusero e confusero nelle narrazioni e nei racconti popolari. Alcune di tali notizie hanno però qualche tratto corrispondente alla realtà. Segnatamente riguardo ai famosi giardini pensili di S. a Babele è da osservare che in Oriente giardini, più o meno grandi, sui tetti delle case o su terrazze erano e sono ancora molto comuni. A Babele stessa gli scavi archeologici hanno messo in luce un edificio del periodo neobabilonese che poggiava su archi e che potrebbe aver portato proprio un giardino.

Di S. nell'Asia occidentale antica si mostrava qualche riproduzione artistica. Se ne vedeva una nel famoso tempio di Gerapoli in Siria. Deve essersi trattato di qualche antica statua di provenienza probabilmente mesopotamica, male interpretata, forse di un uomo invece che di una donna.

Bibl.: C. F. Lehmann-Haupt, Die historische Semiramis und Herodot, in Klio, I, pp. 256-81; id., Die historische Semiramis und Berossos, ibid., X, pp. 484-495; id., Die historische Semiramis und ihre Zeit, Tubinga 1910; B. Meissner, Babylonien und Assyrien, I, Heidelberg 1920, pp. 38, 74, 300 e 386; G. Furlani, La religione babilonese e assira, I, Bologna 1928, pp. 44 e 60; A. Momigliano, Tradizione e invenzione in Ctesia, in Atene e Roma, 1931.

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vìzio
vizio vìzio s. m. [dal lat. vitium «vizio»; cfr. vezzo]. – 1. Incapacità del bene, e abitudine e pratica del male; il concetto del vizio, sul piano morale, è dunque strettamente correlativo a quello della virtù, di cui costituisce la negazione....
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