Giurista, nato a Venezia il 26 aprile 1862, morto a Milano il 10 novembre 1920. Libero docente a Padova nel 1887, professore a Macerata (1889) e a Pavia (1894), membro effettivo dell'Istituto lombardo di scienze e lettere, dell'Istituto di diritto internazionale e del Consiglio del contenzioso diplomatico, rappresentò l'Italia a L'Aia nella IV Conferenza di diritto internazionale privato e nella II ...
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Giureconsulto romano, nato da famiglia d'operai in Cremona, raggiunse le più alte cariche dello stato (consul suffectus nel 39 a. C.). Della sua opera fondamentale in 40 libri, i Digesta, sono state adoperate nelle Pandette giustinianee due epitomi, l'una di Paolo, l'altra di giurista a noi ignoto. Larga parte delle dottrine ivi raccolte risale a Servio, suo maestro, ma non mancano atteggiamenti originali ...
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Giurista, avvocato e uomo politico, nato a Sala Consilina (Salerno) il 29 maggio 1888. È stato professore di diritto penale e diritto processuale penale all'università di Napoli. Esperto penalista, fu relatore per la riforma dei codici penali e di procedura penale. Ricoprì importanti cariche politiche durante il ventennio fascista; fu ministro di Grazia e giustizia dal 6 febbraio al 25 luglio 1943. ...
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Giurista, nato a Bologna il 26 agosto 1878. Laureatosi a Genova nel 1900, fu professore di filosofia del diritto nelle università di Ferrara (1904), Sassari (1906), Messina (1909), Bologna (1911); dal 1920 insegna la stessa materia nella Università di Roma, di cui è stato anche rettore (1925-27).
Dirige dal 1921 l'Archivio giuridico Filippo Serafini e la Rivista internazionale di filosofia del diritto, ...
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Giurista, nato a Pisa il 21 ottobre 1832, ivi morto il 18 maggio 1921. Insegnò a Pisa, come supplente, diritto patrio e commerciale (1860); poi, come professore ordinario, diritto commerciale (1867), istituzioni di diritto romano (1873), quindi le Pandette (1897) succedendo a F. Serafini: emerito nel dicembre 1918. Ebbe incarichi di numerosi altri insegnamenti; fu rettore dell'università, sindaco, ...
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Giurista romano della decadenza, rappresentato nel Digesto da squarci attinti a tre diversi opuscoli: De muneribus civilibus, De officio praetoris, De testibus: uno di tali squarci si trova anche, in traduzione greca, nell'opera di Giovanni Lido De magistratibus (1, 14), sotto il nome abbreviato di Αὐρήλλιος ὁ νομικός. Nella inscriptio di un frammento del Digesto A. C. è detto magister libellorum: ...
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Giurista, nato a Pisa nel 1606, morto ivi nel 1680; insegnò in quello studio per quarantotto anni, prima istituzioni, e poi diritto civile. Ebbe nome di professore erudito e fautore d'una elegante giurisprudenza; egual fama si procacciò nelle dispute allora usuali (disputationes circulares) nelle nostre università e molto pregiate anche a Pisa. Il C. è da porre fra i seguaci del Cuiacio; ma talora ...
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Giureconsulto tedesco, nato a Marburgo il 27 settembre 1730. Studiò filosofia e diritto a Lipsia e nel 1763 divenne professore di Antiquitates iuris nella stessa città; col 1765 trasferì il suo insegnamento di diritto a Marburgo, dove restò fino alla morte, avvenuta il 19 febbraio 1785. Più che una traduzione tedesca delle novelle di Cervantes (Lipsia 1763) e un'edizione latina di Aulo Gellio (Lipsia ...
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È definita il luogo in cui una persona, che non vi risiede in modo stabile, attualmente abita e permane. Per quanto essa sia fatto transitorio e passeggiero, implica il sostare in un luogo e il trattenervisi (morari). La sua rilevanza giuridica è minima: di solito non produce effetto se non quando si ignori l'esistenza della residenza e del domicilio. Così, per la chiamata in giudizio e per la determinazione ...
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Giurista romano della prima metà del sec. I d. C., contemporaneo di Proculo. Sembra che abbia pubblicato una collezione di responsa, della quale però nulla ci è pervenuto direttamente: se il suo nome si trova più volte citato fino all'età dei Severi, ciò si deve probabilmente al fatto che parecchi fra i suoi pareri furono riprodotti nelle collezioni dell'età adrianea, apprestate da Plauzio e da Urseio ...
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eco-centrale
s. f. Centrale per la produzione di energia le cui emissioni risultano poco inquinanti per l’ambiente. ◆ Secondo gli 007 dell’ambiente, la eco-centrale creava «un alto tasso di inquinamento prodotto dall’emissione di ceneri, polveri...
megawatt
‹-vàt› s. m. [comp. di mega- e watt]. – Unità di misura della potenza, pari a 106 watt, usata soprattutto per misurare la potenza prodotta, su grande scala, utilizzando le diverse fonti di energia; simbolo: MW.