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RAIMONDI, Giuseppina

di Costanza Bertolotti - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 86 (2016)
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RAIMONDI, Giuseppina

Costanza Bertolotti

RAIMONDI, Giuseppina. – Nacque il 17 marzo 1841 a Fino Mornasco (Como), figlia naturale non legittimata del marchese Giorgio e di Livia Giannoni.

Da quella stessa unione nacquero poi Giulia (1842), Carolina (1843), Giorgio Raffaele (1846) e Anna (1850). Il padre, erede di un ingente patrimonio che comprendeva numerosi fondi agricoli e prestigiose residenze nobiliari, aveva finanziato il movimento mazziniano fin dal 1833 ed era un fervente garibaldino.

Giuseppina fu educata agli ideali patriottici e «abituata a vivere libero e sciolto» (Luzio, 1920, p. 154). All’epoca della seconda guerra di indipendenza faceva la spola tra il Canton Ticino (dove il padre era riparato dopo il 1848) e Como, trasportando armi e stampe sovversive nel doppio fondo del suo calesse. Il 1° giugno 1859 da Como mosse incontro a Giuseppe Garibaldi, reduce dal fallito attacco ai forti di Laveno, con l’intento di ragguagliarlo sulla situazione della città lariana. L’incontro ebbe luogo in località Robarello, a nord di Varese; il generale se ne innamorò a prima vista. I due ebbero modo di rivedersi (liberata Como, Garibaldi fu ospite in casa Raimondi) e intrecciarono una corrispondenza epistolare.

La documentazione in nostro possesso, conservata in parte all’Archivio di Stato di Mantova, in parte nelle Raccolte Piancastelli presso la Biblioteca comunale di Forlì, è a tal punto lacunosa e contraddittoria da non permettere di farsi un’idea precisa dei veri sentimenti dei due amanti e della dinamica degli eventi che condussero alle loro nozze, celebrate il 24 gennaio 1860 nella cappella della villa Raimondi a Fino. Dalle missive superstiti si evince che in un primo momento Giuseppina non avrebbe corrisposto ai sentimenti del generale, il quale, in una lettera del 3 settembre 1859, riconosceva di essere ricambiato «con amicizia ma non con amore» (Archivio di Stato di Mantova, Carte Raimondi); alla fine di novembre la giovane gli scriveva di amarlo «non più d’amicizia ma d’Amore» (Forlì, Biblioteca comunale, Raccolte Piancastelli) e gli si offriva in sposa; il 30 novembre 1859 Garibaldi titubante le prospettava gli «ostacoli» che si sarebbero frapposti al loro matrimonio, e cioè il suo legame con Battistina Ravello, la notevole differenza d’età, la sua fedeltà alla causa nazionale; il giorno successivo lei gli ribadiva di essere risoluta «ad un passo che è per la vita» (ibid., lettera datata 1° novembre, ma recte 1° dicembre 1859); il 29 dicembre gli comunicava di aspettare un figlio e il 1° gennaio 1860 lo sollecitava ad affrettare il giorno delle nozze. Il 24 gennaio, poche ore dopo le nozze, a Garibaldi venne recapitata una lettera anonima in cui lo si informava che Raimondi aveva una relazione con un altro uomo, ciò che lo indusse a ripudiare la sposa; vano fu ogni tentativo di conciliazione.

La vicenda ebbe una notevole risonanza. Raimondi fu messa alla gogna ed emarginata dagli ambienti patriottici; la medesima sorte toccò al giovane ufficiale Luigi Caroli, al quale ella era da tempo sentimentalmente legata. Per sottrarsi alla riprovazione generale, ai primi di febbraio i due fuggirono in Svizzera e di qui in Germania, ma all’inizio di agosto, per ragioni sconosciute, Caroli pose fine alla loro relazione e Raimondi fece ritorno a Lugano. Poche settimane dopo, nella villa paterna di Gironico, Giuseppina partorì un bambino morto.

Il carteggio esaminato indurrebbe a escludere che, com’è stato sostenuto, Raimondi fosse stata forzata al matrimonio dal padre, desideroso di concludere un matrimonio prestigioso e politicamente vantaggioso; né risultano confermate le numerose dicerie che circolarono allora sul conto della giovane e che furono accreditate negli ambienti garibaldini. Se non si può escludere che la donna fosse incinta di Caroli, è un fatto che, durante la permanenza di Garibaldi a Fino, dal 30 novembre al 26 dicembre 1859, Raimondi e il generale ebbero ripetuti incontri notturni; il che rende tutt’altro che inverosimile l’ipotesi che quest’ultimo fosse il padre (né contraddirebbe l’ipotesi l’epoca presunta del parto). Quanto a Garibaldi, è probabile che la gravidanza lo abbia spinto a una scelta di cui non era intimamente convinto e che la delazione gli abbia fornito il pretesto per svincolarsi da un legame che molti uomini del suo entourage disapprovavano. Che a quest’ultimo appartenesse l’autore della lettera anonima e che di ‘complotto politico’ si sia trattato consentono gli studiosi da Giacomo Emilio Curatulo in poi. Significativa a tal proposito la testimonianza di Pietro Rovelli che dichiarò di essere stato insistentemente pressato da Albero Mario e dalla moglie Jessie White «perché non succedesse tale matrimonio» (Archivio di Stato di Mantova, Carte Raimondi); dal canto suo White sostenne di essere stata sollecitata da Rovelli a intervenire.

Nel 1879 Garibaldi iniziò le pratiche giudiziarie per ottenere lo scioglimento del matrimonio. Il suo legale – il principe del foro Pasquale Stanislao Mancini – chiese che ne fosse dichiarata la nullità sulla base dell’articolo 58 del codice civile austriaco, poiché – asseriva – al momento delle nozze Raimondi era incinta di un altro; senonché quest’ultima sempre si rifiutò di ammettere questa circostanza, che ne avrebbe leso l’onore. Perciò la domanda non fu accolta dal tribunale. Più tardi, di fronte a una richiesta consensuale dei coniugi, la corte d’appello di Roma, con sentenza pubblicata il 14 gennaio 1880, sciolse l’unione, accogliendo la tesi del matrimonio «rato e non consumato». Ciò permise alla Raimondi di sposare il patriota Lodovico Mancini, dal quale non ebbe figli e che la lasciò vedova nel 1913. Serbò sempre un dignitoso silenzio sulla vicenda. Nel 1914 affidò all’allora direttore dell’Archivio di Stato di Mantova Alessandro Luzio i documenti in suo possesso relativi al matrimonio e al processo, affinché «fossero conservati a tutela della verità e del suo nome» (Archivio di Stato di Mantova, Carte Raimondi, f. 1).

Morì il 27 aprile 1918 nella sua villa di Birago, in Brianza.

Fonti e Bibl.: Archivio di Stato di Mantova, Carte Raimondi; Forlì, Biblioteca comunale Aurelio Saffi, Raccolte Piancastelli, sez. Carte Romagna; Como, Museo del Risorgimento, Fondo Mori, cart. XVI. Inoltre: J. White Mario, Vita di Giuseppe Garibaldi, I, Milano 1882, pp. 184-186; G.E. Curatulo, Garibaldi e le donne, con documenti inediti, Roma 1913, ad ind.; A. Luzio, Garibaldi e la marchesa Raimondi, in La Lettura, XX (1920), 3, pp. 153-162; C. Arrigoni, Un romanzo dell’800 che torna. Il matrimonio Garibaldi-Raimondi alla luce di nuovi documenti inediti, Torino 1970 (a cui si rimanda per ulteriori riferimenti bibliografici).

Vedi anche
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    Marchesa (Como 1841 - Birago, presso Lentate sul Seveso, 1918). Fu la seconda moglie di G. Garibaldi che sposò a Fino Mornasco il 24 genn. 1860. Il matrimonio, in seguito a una denuncia di infedeltà contro la R., durò un solo giorno anche se fu ufficialmente annullato solo il 26 dic. 1879.
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