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CONVENTI, Giulio Cesare

di Maria Teresa De Lotto - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 28 (1983)
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CONVENTI, Giulio Cesare

Maria Teresa De Lotto

Nacque nel 1577 a Bologna. Svolse l'attività di scultore prevalentemente in questa città dove si conservano le sue opere. Secondo le fonti, era figlio di un fornaio (Malvasia [1678], 1841, II, p. 121) e si formò nell'ambito dell'Accademia degli Incamminati (ibid., I, p. 338). Con altri accademici nel 1602 prese parte alla realizzazione dell'apparato per le esequie di Agostino Carracci, modellando una figura allegorica rappresentante la Virtù. Bellori (1672, p. 124) afferma che a quest'epoca il C. era già uno scultore di valore che si esercitava con i più svariati materiali avendo come saldo fondamento il disegno.

Il suo legame con i Carracci è testimoniato anche da un'incisione raffigurante una Sacra famiglia in un paesaggio che egli eseguì da una composizione di Annibale; questa è l'unica opera che si conosce ella sua attività di incisore, attività che conferma le sue doti di disegnatore. Probabilmente nel 1602 realizzò le Teste in terracotta nei pennacchi del portico di pal. Bolognini (poi Salina Amorini), costruito nella prima metà del XVI secolo e già allora decorato da teste di Alfonso Cittadella (Ricci-Zucchini, 1968, p. 75). II C., che in queste Teste realizzò le più diverse tipologie ed espressioni, è autore anche del martello in bronzo sulla porta (Bolognini Amorini, 1843). Il 21 maggio del 1615 lo scultore si impegnò, Insieme con Antonio Martini, ad eseguire gli stucchi del soffitto del nuovo oratorio di S. Maria della Vita; il lavoro non era ancora finito nel 1616, tuttavia l'anno dopo l'oratorio fu inaugurato (Sighinolfi, 1927).

Il soffitto è ornato con dipinti spartiti da eleganti comici e cherubini alati agli angoli; l'impianto della decorazione è tardomanieristico. Nell'oratorio vi sono anche le statue in stucco dei quattro Santi protettori di Bologna, databili agli stessi anni della decorazione del soffitto; due di esse sono le prime opere note di Alessandro Algardi, che ebbe questa commissione probabilmente tramite il C. presso il quale aveva appreso i principi della scultura. Secondo la Heimbiirger Ravalli (1973, p. 63) le altre due figure, S. Francesco e S. Pietro, stilisticamente inferiori a quelle di Algardi, potrebbero essere dello stesso C. poiché si avvicinano alle sue statue di S. Pietro e S. Paolo sulla facciata della chiesa di S. Paolo.

Sono probabilmente del 1623 le statue laterali di S. Giuseppe e S. Francesco nella cappella Zaniboni a S. Salvatore (Malvasia [1686], 1969, pp. 170 s.). Secondo il Vesme (Schede Vesme, I, Torino 1963, p. 365) nel 1625 il C. sarebbe stato a Roma; ma più probabilmente vi spedì, al cardinale Maurizio di Savoia, che da Roma appunto lo pagò 150 scudi, un gruppo in avorio rappresentante la "Historia degli Innocenti".

Nel 1632-33 il C. eseguì la statua in rame della Madonna del Rosario posta su una colonna in piazza S. Domenico, ex voto per la liberazione della città dalla peste del 1630, firmata (Gatti, 1803, p. 108) Per la facciata di S. Paolo, completata su disegno di Ercole Fichi per volontà di Paolo Spada, condusse a termine le statue in marmo di S. Pietro e S. Paolo iniziate da D. M. Mirandola; i pagamenti relativi al C., registrati nell'Archivio Spada, vanno dall'aprile al novembre 1636 (Heimbürger Ravalli, 1977; Güthlein, 1978). Nella cappella Areosti a S. Pietro si trovava un suo Crocifisso (Malvasia [1686], 1969, p. 40), oggi disperso.

Il C. è ricordato soprattutto come maestro dell'Algardi al quale dovette impartire principalmente insegnamenti di carattere tecnico sull'uso dei materiali (Posse, 1905), data la sua scarsa levatura artistica. La sua produzione infatti non si distacca dalla tradizione tardomanieristica e non spicca per originalità.

Il C. morì a Bologna nel 1640.

Fonti e Bibl.: A. Masini, Bologna perlustrata, Bologna 1666, pp. 75, 114, 145, 171; G. P. Bellori, Le vite de' Pittori..., Roma 1672, pp. 124, 388; C. C. Malvasia, Felsina Pittrice [1678], Bologna 1841, I, pp. 301, 338; II, p. 121; G. B. Passeri, Die Künstlerbiographien ... [Il libro delle vite dei pittori scultori et architetti, ca. 1678], a cura di J. Hess, Leipzig-Wien 1934, pp. 195 s.; F. Baldinucci, Notizie de' professori del disegno ... [1681-1728], I-V, Firenze 1845-47, ad Indicem nell'ediz. anastatica, VII, Firenze 1975; C. C. Malvasia, Le pitture di Bologna [1686], a cura di A. Emiliani, Bologna 1969, pp. 40, 170 s., 196; G. C. Trombelli, Mem. istor. concernenti le due canoniche di S. Maria del Reno e di S. Salvatore, Bologna 1752, p. 83; J. R. Füessli, Allgemeines Künstler Lex., Zürich 1763, p. 136; G. Fantuzzi, Notizie degli scrittori bolognesi, VII, Bologna 1789, p. 89; K. H. Heinecken, Dictionnaire des artistes..., IV, Leipzig 1790, p. 283; G. Gatti, Descrizione delle più rare cose di Bologna..., Bologna 1803, pp. XXXVI, 95, 109, 160; G. Bianconi, Guida... per la città di Bologna, Bologna 1835, pp. 68, 78, 85; Degli oggetti di belle arti nel famoso tempio di S. Paolo in Bologna, Bologna 1839, pp. 3, 10; A. Bolognini Amorini, Vite dei Pittori ed artefici bolognesi, V, Bologna 1843, p. 395, Ch. Le Blanc, Manuel de l'amateur d'estampes, II, Paris 1856, p. 44; G. Bosi, Manuale di notizie degli scultori di Bologna..., Bologna 1860, p. 11; H. Posse, A. Algardi, in Jahrbuch der Königlich Preussischen Kunstsammlungen, XXVI (1905), p. 176; L. Sighinolfi, Nuova guida di Bologna, Bologna 1915, pp. 110, 146; Le chiese di Bologna illustrate, Bologna 1927, pp. 135, 166; L. Sighinolfi, La chiesa e l'orat. dell'ospedale di S. Maria della Vita, Bologna 1927, p. 24; A. Riccoboni, Roma nell'arte..., Roma 1942, p. 174; U. Beseghi, Introduz. alle chiese di Bologna, Bologna 1953, p. 124; Id., Palazzi di Bologna, Bologna 1956, p. 232; C. Ricci-G. Zucchini, Guida di Bologna, Bologna 1968, pp. 17, 27, 75, 168, 199; M. Heimbürger Ravalli, A. Algardi scultore, Roma 1973, pp. 10, 63; Id., Archit. scultura e arti minori nel barocco ital., Firenze 1977, p. 41; K. Giithlein, Die Fassade der Barnabiterkirche S. Paolo in Bologna, in Römisches Jarbuch für Kunstgeschichte, XVII (1978), p. 131; A. Vianelli, Le piazze di Bologna, Roma 1979, pp. 82, 104; A. Nava Cellini, La scultura del Seicento, Torino 1982, pp. 62, 140, 246; U. Thieme-F. Becker, Künstlerlexikon, VII, p. 342.

Vedi anche
portico Ambiente al pianoterra, del quale almeno un lato è costituito da una teoria di colonne o di pilastri e caratterizzato da aperture a regolare distanza; può essere elemento decorativo nella facciata o nel fianco di palazzi, oppure area di passeggio o di riparo lungo le vie, intorno a cortili, piazze, mercati ... cappella architettura Edificio di culto di piccole dimensioni, isolato in modo da costituire un corpo autonomo; o ambiente, più o meno importante per forme e dimensioni, compreso, con la stessa destinazione di culto, nell’ambito di un maggiore e più complesso organismo architettonico, come la cappella di un palazzo ... scultura Arte e tecnica dello scolpire, cioè di raffigurare il mondo esterno, o meglio di esprimere l’intuizione artistica per mezzo di materiale opportunamente modellato; con valore concreto, l’opera stessa. Nella denominazione di scultura si comprende ogni opera plastica (statue, gruppi, rilievi), sia essa ... stucco Nome generico di diversi tipi di materiali plastici adesivi, di varia consistenza, che induriscono all’aria più o meno rapidamente, impiegati per la levigatura di superfici. arte Lo stucco, usato in scultura o nella decorazione architettonica per creare elementi in rilievo, è costituito da una malta ...
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