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ERITREA

di Lanfranco Ricci - Enciclopedia Italiana - V Appendice (1992)
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ERITREA

Lanfranco Ricci

(XIV, p. 220; africa orientale italiana, App. I, p. 62; eritrea, App. II, I, p. 868; III, I, p. 567)

Regione dell'Africa orientale, già parte dell'Etiopia. Nel maggio 1991 il movimento indipendentista ha assunto il controllo dell'E. costituendo un governo provvisorio in attesa di un referendum di autodeterminazione.

Superficie e popolazione. - L'E. si estende su 121.143 km2 e nel 1988 contava una popol. di circa 3.040.000 ab., corrispondenti a una densità media di 25 ab./km2. Asmara, con circa 300.000 ab., è il capoluogo e la principale città della regione. Altre città di rilievo sono Massaua (gravemente danneggiata dalla guerra per l'indipendenza), Assab sulla costa, Keren e Dekemhare all'interno.

Storia. - La federazione con l'Etiopia decisa nel 1952 dalle Nazioni Unite ebbe la durata di un decennio, minata già in partenza anche dalla circostanza giuridica che alla monarchia etiopica, costituente l'altro componente della federazione, era stata conferita la sovranità sulla federazione stessa, e quindi sull'Eritrea. Presto lo stato etiopico, che di fatto non tollerava l'esistenza di tale sistemazione politica, mise gradualmente in atto ogni accorgimento affinché essa avesse termine.

Nel 1955 erano banditi i partiti di opposizione, e i loro dirigenti costretti ad andare in esilio; il rappresentante della corona etiopica riunì nelle sue mani, oltre a questa carica, soltanto formale, anche quella di capo del governo eritreo, continuando in tal modo nell'indirizzo, tenuto fin dagli inizi da tali rappresentanti, di non prendere in considerazione e rispettare l'entità federale eritrea. Nel 1956 l'Assemblea fu eletta sotto il controllo di detto rappresentante e i suoi componenti poterono così risultare in massima parte orientati in favore dell'unione politica totale dell'E. con l'Etiopia. Fine che si prefiggeva anche la continua attività, sostenuta dal governo etiopico, del partito politico degli ''unionisti'', l'unico lasciato in vita dal governo eritreo così manipolato. Anche l'Unione generale dei sindacati dei lavoratori fu disciolta, e nel 1958 l'Assemblea votò la sostituzione della bandiera eritrea con quella etiopica, uno degli atti che dovevano immediatamente precedere l'annessione ufficiale, cui preludeva il comportamento degli organi del governo eritreo stesso, operanti oramai sotto le direttive etiopiche. I diritti e le libertà civili furono ridotti e conculcati, la censura operò sulla stampa, riducendo praticamente a nulla le pubblicazioni in lingua tigrina, la lingua amarica fu di fatto sostituita al tigrino e all'arabo nell'uso ufficiale, il codice penale etiopico prese il posto delle leggi penali dell'Eritrea. L'ultimo atto formale di questo processo di trasformazione coatta può riscontrarsi nel cambiamento, nel 1960, della dizione ''Governo eritreo'' in quella di ''Amministrazione eritrea'' e di ''Capo del governo'' in quella di ''Amministratore in capo''. Nel 1962 l'Assemblea, guadagnata con ogni mezzo alla causa etiopica, con atto unilaterale votò la fine della federazione e l'annessione dell'E. allo stato etiopico (14 novembre), sanzionata il giorno successivo da un'ordinanza del sovrano etiopico. Gli organi internazionali competenti non fecero obiezione alcuna all'annessione. Non ne fecero gli Stati Uniti, i quali, considerati gli interessi politici sviluppati con lo stato etiopico, con la conseguente acquisizione di basi strategiche in E. (accordo di mutua difesa del 1953), poterono essere acquiescenti alla decisione, forse anche prevista, tenuto conto delle insistenze di lunga data con cui l'Etiopia aveva sostenuto la ''restituzione'' dell'E., ex colonia italiana, richiesta dal negùs H̱āyla Sellāsē nel suo incontro con il presidente degli Stati Uniti, F. D. Roosevelt, nel 1945. L'opposizione decisa all'annessione venne dalla classe politica eritrea, che si era andata formando negli anni precedenti. L'inizio di tale opposizione si può far risalire, come data simbolica, al 1955, l'anno dell'andata in esilio degli esponenti politici eritrei, che provvidero, all'estero, a gettare le basi della lotta attiva e armata allo stato etiopico, con lo scopo di ottenere l'indipendenza dell'Eritrea. Il Fronte Eritreo di Liberazione (FLE), fondato nel 1958 al Cairo e passato alla lotta armata nel 1961, andò incontro a complesse vicende di ripetuti contrasti interni e scissioni, a causa anche della sua composizione con elementi musulmani (anzitutto) e cristiani, e della provenienza di essi da varie regioni dell'E. (altopiano e bassopiano). La sua ispirazione politica andò evolvendosi variamente, da intenti patriottici iniziali a forme più complesse di socialismo marxista. Dopo avere partecipato attivamente alla lotta armata, verso il 1981-82 fu ridotto in condizioni di non poter più proseguire nel suo impegno militare sul campo in seguito all'emergere di un nuovo movimento, formatosi nel 1970 con elementi staccatisi dal FLE, e venuto in lotta con quest'ultimo, anche cruenta. Il nuovo movimento, Forze Popolari di Liberazione dell'Eritrea (FPLE) e poi, dal 1977, Fronte Popolare di Liberazione dell'Eritrea, anch'esso d'indirizzo progressista, socialistamarxista, continuò a combattere tenacemente il governo etiopico, che più volte passò all'offensiva (si ricorda la grande e complessa operazione, principalmente militare, del 1982, denominata ''Stella Rossa'', risoltasi in un fallimento), e a partire dal 1988 prese progressivamente il sopravvento.

La via pacifica della soluzione del conflitto fu incoraggiata dai governi sovietico e cubano, che pure contribuirono con i loro decisivi aiuti militari (anche in uomini; ancora nella campagna del 1988 il Fronte catturò tre ufficiali sovietici, mentre un altro di essi cadde sul campo) al successo di alcune azioni militari del governo etiopico (per es. nel 1978). Dal canto loro, i movimenti di liberazione, nelle zone del Nord-Ovest eritreo, da loro controllate e tenute come base della loro organizzazione (che si giovava anche del territorio del vicino Sudan), riordinarono tutti i settori della vita politica e sociale, uniformandosi ai principi del socialismo marxista; il riordinamento incise anche fortemente sulla lingua tigrina (v. etiopia: Letteratura, in questa Appendice).

Nell'autunno 1989 il governo etiopico e il FPLE diedero avvio a negoziati che furono però interrotti nel febbraio 1990 dopo l'occupazione di Massaua da parte delle forze del Fronte. Nel maggio 1991 la conquista di Asmara e di Assab sanciva la vittoria definitiva delle forze indipendentiste. Il Fronte, che aveva così assunto il controllo dell'E. ormai di fatto indipendente, costituì un governo provvisorio presieduto dal proprio segretario I. Afewerki. Quest'ultimo affidò a un referendum la scelta tra indipendenza, federazione o unità con l'Etiopia. Buoni rapporti sono stati nel frattempo stabiliti con il nuovo governo di Addìs Abebà.

Bibl.: J. Spencer, Ethiopia, the horn of Africa and the U. S. policy, Cambridge (Mass.) 1977; A. Fenet, Cao-Huy-Thuan, Tran-Van-Minh, La question de l'Erythrée, Parigi 1979; B. Davidson, L. Cliffe, Bereket Habte Sellasie, Behind the war in Eritrea, Nottingham 1980; Tesfatsion Medhanie, Eritrea, dynamics of a national question, Amsterdam 1986; Yaqob Beyene, Terminologia marxista-leninista in tigrino, in Rass. di Studi Etiopici, 31 (1987); R. Kaplan, Surrender or starve: The wars behind the famine, Boulder 1988; The long struggle of Eritrea for independence & constructive peace, a cura di L. Cliffe e B. Davidson, Trenton (N.J.) 1988; J. Markakis, G. Calchi Novati et al., Le incognite della transizione nel Corno d'Africa, in Politica Internazionale, 4 (1992).

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nafka s. m. [dall’omonima città eritrea, simbolo dell’indipendenza nazionale], invar. – Unità monetaria dell’Eritrea.
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