Buonafede (Bonafide, Buonafé, Bonafede), Leonardo. – Ecclesiastico e mecenate (n. 1450 - m. Firenze 1545). Priore della Certosa di Firenze dal 1494, dal 1501 spedalingo dell’Arciospedale di Santa Maria Nuova, la sua instancabile attività di mecenate, in contatto con gli artisti più illustri dell’epoca, fornì un contributo imprescindibile alla costituzione di un patrimonio artistico che annovera alcune delle opere più rappresentative del Cinquecento toscano. Committente di importanti interventi di ristrutturazione e decorazione a Santa Maria Nuova, all’Ospedale del Ceppo di Pistoia e nella Pieve di San Leolino, dopo la rinuncia alla carica episcopale tornò a risiedere nella Certosa, dove trovò sepoltura in un monumento funebre da lui stesso progettato, ritenuto tra i capolavori scultorei di Francesco da Sangallo.
Proveniente da una illustre famiglia fiorentina che già nei secoli precedenti aveva dato alla città vari personaggi illustri – tra cui priori, e altro Leonardo, gerosolimitano e commendatore della chiesa di San Jacopo in Campo Corbolini tra la fine del 14° e gli inizi del 15° secolo –, le prime notizie biografiche certe risalgono al 1485, quando è documentata la sua presenza nella Certosa di Galluzzo (Firenze) con l’incarico di procuratore e, dal 1494, di priore. Da quegli stessi anni il religioso, in contatto con i principali artisti attivi in quegli anni a Firenze, avviò nel complesso monastico importanti interventi di ristrutturazione e ornamentazione, che si concentrarono nei chiostri, dove per gli affreschi si avvalse dell’opera del Pontormo, cui commissionò anche la celebre pala della Cena in Emmaus (1525, ora agli uffizi), nel refettorio e nella sala del Capitolo.
Nominato nel 1501 spedalingo dell’Arciospedale di Santa Maria Nuova (carica che avrebbe rivestito fino al 1532), Buonafede si distaccò dall’ordine, forse su chiamata dello stesso papa Alessandro VI, e – oltre a riorganizzarne la struttura economica e a migliorare l’assistenza agli infermi – promosse importanti interventi edilizi e decorativi anche in questo luogo, commissionando tra l’altro al pittore manierista Rosso Fiorentino l'esecuzione di una pala d'altare che avrebbe dovuto essere collocata nella chiesa d'Ognissanti: la Madonna in trono col Bambino e i ss. Giovanni Evangelista, Antonio Abate, Stefano e Girolamo, ora agli Uffizi, opera di difficilissima comprensione rispetto ai parametri del gusto corrente, fu però rifiutata da Buonafede, e ricollocata nel 1525 nella chiesa di Santo Stefano di Grezzano. All’Ospedale del Ceppo di Pistoia, dal 1502 sotto la giurisdizione di Santa Maria Nuova, Buonafede fece costruire nel 1514 il loggiato, di chiara ispirazione brunelleschiana, decorato intorno al 1522 da un fregio in terracotta policroma invetriata – dove egli stesso è raffigurato con indosso l’abbigliamento certosino – con rappresentazione delle Opere di misericordia, per lungo tempo attribuito a Giovanni della Robbia ma di esecuzione di Santi Buglioni; nella Pieve di San Leolino (Panzano in Chianti), già ricostruita in epoca romanica, i lavori di ristrutturazione e restauro avviati nel 1508, anno in cui il suo patronato passò all'Arciospedale, diedero alla struttura pieno carattere cinquecentesco, con la ricostruzione della facciata e l’edificazione di un portico esterno delimitato da colonne in pietra serena. Abate commendatario della chiesa di San Michele Arcangelo a Badia Tedalda dal 1515 circa, Bonafede sottopose l’edificio cultuale a imponenti interventi di ristrutturazione e decorazione, avvalendosi dell’opera di Benedetto e di Santi Buglioni, che vi realizzò altari decorati da pale di terracotta invetriata (le cd. robbiane, tra cui spiccano la pala centrale, raffigurante la Madonna col Bambino fra i santi Leonardo, Michele, Arcangelo e Benedetto, il Tabernacolo e due figure di Angeli).
Nel 1518, dopo la delusione per la mancata nomina a vescovo di Pistoia, alla guida della cui diocesi venne eletto Antonio di Alessandro Pucci, il religioso accettò la cattedra di Vieste, che occupò fino all’anno successivo, passando poi a quella di Cortona, dalla quale si ritirò nel 1538 per fare ritorno nella Certosa di Galluzzo. Fonti del 1539 attestano che a partire da quell’anno Buonafede collaborò al progetto per il suo monumento funebre, realizzato da Francesco da Sangallo al centro della sala del Capitolo. Il sepolcro, ultimato nel 1550 quasi in forma di lastra tombale, rispondendo in tal modo alla tradizione certosina dell’interramento, e profondamente realistico nella resa del panneggio delle vesti, ma soprattutto delle mani e del volto, consegna alla storia l’effigie di un uomo profondamente segnato dalla vecchiaia, ma la cui espressione serena e composta rimanda a una dimensione ultraterrena, ormai sottratta a ogni cura mondana.