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BIMBACCI, Atanasio

di Margherita Lenzini Moriondo - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 10 (1968)
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BIMBACCI, Atanasio

Margherita Lenzini Moriondo

La fonte principale di notizie su questo pittore fiorentino del secolo XVII è costituita da una Autobiografia -ritenutaincompleta - che si conserva manoscritta, ma non l'autografa (la scrittura è del '700, certamente di A. Mariotti che raccolse la miscellanea verso il 1788), nella Biblioteca Comunale di Perugia (Fondo Mariotti, miscellanea 1743, cc. 2-5). Appunto da quanto il B. dice di se medesimo si desume la data di nascita, che dové essere il 1649, e si apprendono i nomi del padre, il notaio "ser Marchionne del quondam Iacopo Bimbacci", e della madre, Margherita di Domenico Gori. Il B. stesso illustra le vicende che lo introdussero nel mondo delle arti, grazie alla protezione del cardinale Leopoldo de' Medici, che ottenne per lui dal granduca Ferdinando II uno stipendio per studiare pittura presso Livio Mehus.

Successo poi a Ferdinando il figlio di lui Cosimo III, questi inviò a proprie spese il B. a Roma onde si perfezionasse in disegno e pittura di paesaggio sotto la direzione di Ciro Ferri (U. Thieme-F. Becker,Künstler-Lexikon, XI, p. 480; v. lettere del corrispondente fiorentino da Roma in K. Lankheit,Florentinische Barockplastick... München 1962,ad Indicem). Rientrato poi a Firenze per ragioni di salute, il B. prese a lavorare per il cardinale Francesco Maria, il quale, dilettandosi di scriver commedie, gli affidò l'esecuzione di diversi scenari, nonché la decorazione del teatro dell'Accademia dei Sorgenti.

Nell'Autobiografia segue un lungo elenco, di opere in chiese e in palazzi fiorentini, molte delle quali di soggetto mitologico e allegorico: Storie di Apollo e figurazioni delle Stagionie dei Mesi in casa del marchese Del Monte; Allegorie delle Virtù e della Gloria in casa Peruzzi; Il ratto di Ganimede con Giunone e le Ninfe in casa Morelli; una complessa ed inconsueta Allegoria della Fatica che congiunge in matrimonio l'Anima col Sonno nel palazzo Ricasoli. Il B. dipinse inoltre quadri di soggetto religioso per la granduchessa Vittoria della Rovere nelle ville medicee di Pratolino, di Lappeggi e del Poggio Imperiale. Ma la maggior parte di queste opere è oggi perduta: restano del B. poche tele in alcune chiese fiorentine. Fra le più significative ricordiamo S. Luigi Gonzaga in S. Maria Maddalena de' Pazzi, dipinto nel 1700 circa e restaurato poi nel 1749 da Agostino Veracini. Nella chiesa di S. Giuseppe si conserva quella che fu forse l'opera più impegnativa del B.: la decorazione della cappella dedicata a s. Francesco di Paola, in cui l'artista affrescò (1705) la cupola, mentre alle pareti sono due tele, la Natività di Cristo e l'Assunzione della Vergine. Dipinti, questi citati, che si inseriscono nell'ambiente secentesco fiorentino influenzato da Pietro da Cortona e dai suoi scolari.

Venuto a mancare Francesco Maria, il B. rimase senza alcun protettore e quindi senza impegni di lavoro. Si portò allora di nuovo a Roma, dove trovò generosa ospitalità presso Domenico Gionantoni, riprendendo a lavorare senza troppo, impegno, e certamente con scarso guadagno, "paesi d'acquerello d'inchiostro della China... molte cose alla Chinese... degli arazzi finti".

Non si hanno ulteriori notizie sulla sua vita né si conosce la data in cui avvenne la morte.

Nessuno degli storiografi eruditi del XVII e XVIII sec. ha ritenuto di doversi occupare del B., che, invece, se pure non eccelse nella vasta schiera dei pittori contemporanei, meriterebbe attenzione e studio maggiori.

Fonti e Bibl.: Autobiografia di A. B., pittore fiorentino, a cura di A. Rossi, in Giorn. di erudiz. artistica, IV(1875), pp. 97-101; V. Follini-M. Rastrelli,Firenze antica e moderna..., IV, Firenze 1792, p. 48; W. e E. Paatz,Die Kirchen von Florenz, II, Frankfurt a.M. 1941, p. 364; IV, ibid. 1952, p. 98; V, ibid. 1953, pp. 149. 150; U. Thieme-F. Becker,Künstler-Lexikon, IV, pp. 34 s.

Vedi anche
affresco Tecnica pittorica consistente nello stendere colori diluiti con acqua su uno strato di intonaco fresco che, asciugandosi, forma una superficie dura e compatta che fissa il colore (➔ pittura). pittura Arte di dipingere, raffigurando qualche cosa, o esprimendo altrimenti l’intuizione della fantasia, per mezzo di linee, colori, masse, valori e toni su una superficie. I procedimenti che permettono di fissare su una superficie (supporto) sostanze coloranti o pigmenti, secondo la volontà e il progetto ... mitologia Complesso dei miti di un popolo, cioè delle narrazioni fantastiche tradizionali di gesta compiute da figure divine o antenati (esseri mitici), diffuse, almeno in origine, oralmente. 1. La spiegazione classica Il pensiero critico cominciò a occuparsi della mitologia sin dai primordi della speculazione ... cappella architettura Edificio di culto di piccole dimensioni, isolato in modo da costituire un corpo autonomo; o ambiente, più o meno importante per forme e dimensioni, compreso, con la stessa destinazione di culto, nell’ambito di un maggiore e più complesso organismo architettonico, come la cappella di un palazzo ...
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Vocabolario
atanaṡiano
atanasiano atanaṡiano agg. – Relativo a un Atanasio, in partic. a s. Atanasio di Alessandria (c. 295-373), padre e dottore della Chiesa: Simbolo a., il Credo attribuito tradizionalmente a s. Atanasio, che comincia, in latino, con le parole...
atanàṡia
atanasia atanàṡia s. f. [dal lat. mediev. athanasia, che è dal gr. ἀϑανασία «immortalità»], ant. – Altro nome dell’erba tanaceto, così chiamata perché perenne.
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